domenica 12 luglio 2026

OBELISCHI SISTINI

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Sisto V, al secolo Felice Peretti, marchigiano di Castellammare, appartenente all'ordine dei Frati Minori Conventuali, fu il 227° pontefice della Chiesa Romana e regnò dal 1585 al 1590.

In soli 5 anni di pontificato con una rivoluzionaria trasformazione urbanistica cambiò il volto di Roma da piccola città medioevale in straordinaria metropoli moderna, modello che nei secoli successivi fu imitato in molte grandi città europee.

Con l'ausilio delle grandi capacità dell'architetto papale Domenico Fontana, la dotò di una nuova struttura viaria caratterizzata da lunghi rettilinei, che collegavano le principali basiliche dell'Urbe.

Rettilinei a quei tempi ancora facilmente realizzabili, data la scarsa urbanizzazione di alcune aeree, soprattutto quelle della zona dei Monti (colli Viminale e Quirinale), ove per la scarsa disponibilità di acqua erano ancora poco densamente popolate. 

Il rettilineo più noto fu la Strada Felice (lungo quasi 3 km) che collegava la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme con il Pincio (Trinità dei Monti), passando per la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Agli estremi di questi rettilinei fece erigerei degli obelischi egizi, dissotterrati e ricomposti in quegli anni, che avevano adornato la Roma imperiale, ove erano giunti come bottino di guerra dopo la conquista dell'Egitto e dove erano andati perduti durante la caduta dell'impero.





Fra questi l'obelisco Vaticano, l'unico che non era mai stato abbattuto e che svettava ancora dal 40 d.C. accanto alla erigenda nuova Basilica di San Pietro, sui resti dell'antico Circo di Nerone .

Questi con una straordinaria opera d'ingegneria pensata e diretta dal Fontana fu trasferito al centro della piazza antistante la Basilica, ove settant'anni più tardi il Bernini lo utilizzerà come riferimento per il suo colonnato.

Fece restaurare anche le 2 imponenti colonne romane, una dedicata a Traiano e l'altra ad Antonino Pio (anche se in seguito la si attribuì a Marco Aurelio), sulla cui sommità fece porre 2 altrettanto imponenti statue bronzee di San Pietro e San Paolo, rispettivamente.

Lungo i rettilinei sistini si incontrano anche opere erette successivamente, come la colonna Liberiana (o della Pace) davanti il sagrato della Basilica di Santa Maria Maggiore, voluta da Paolo V Borghese, proveniente dalla Basilica di Massenzio ed elevata nel 1614 dall'architetto papale Carlo Maderno.

O come l'obelisco Sallustiano, posto alla sommità delle scalinata di Trinità dei Monti, voluto da Pio VI Braschi nel 1789.

Esistevano anche degli obelischi adornati dalla presenza di una fontana.

Alla base dell'obelisco Lateranense c'era e c'è una fontana di inizio '600 alimentata dall'acquedotto Felice sulla quale pare abbiano messo mano addirittura 3 pontefici: Clemente VIII Aldobrandini, Leone XI Medici e Paolo V Borghese, ognuno aggiungendo qualche fregio particolare che richiamasse i simboli araldici della propria casata.

L'obelisco Flaminio aveva invece una fontana (detta del Trullo) alimentata dall'acquedotto Vergine realizzata da Giacomo Della Porta nel 1572 ma rimossa da Giuseppe Valadier nel 1828 quando Leone XII Della Genga gli commissionò la riconfigurazione della piazza.

Questa prevedeva la sua sostituzione con l'odierna e più scenografica fontana dei Leoni (attualmente la fontana del Trullo giace affogata in un parcheggio nella poco lontana piazza Nicosia).



 


martedì 7 luglio 2026

VIA PAPALIS

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La Via Papalis era lo storico itinerario percorso dal pontefice durante la cerimonia d'insediamento nota come "presa di possesso della città". Questo evento, celebrato all'indomani dell'elezione al soglio pontificio, vedeva il nuovo Papa, nella sua veste di Vescovo di Roma, lasciare la Basilica di San Pietro per raggiungere la Basilica di San Giovanni in Laterano, sede ufficiale della cattedra episcopale.

A prescindere dalla modalità del trasporto — che fosse a dorso di mula, in lettiga o in carrozza — la solenne processione mantenne sempre il nome tradizionale di "cavalcata". Si trattava a tutti gli effetti di un fastoso cerimoniale pontificio che si sviluppava secondo un minuzioso e rigido protocollo.

Il corteo era uno spettacolo straordinario: un interminabile e variopinto dispiegamento di Guardie Svizzere, prelati, ambasciatori, curiali, ordini religiosi, palafranieri e funzionari capitolini. Questa imponente sfilata si snodava tra le vie più suggestive di una Roma in cui convivevano vestigia imperiali, medievali, rinascimentali e barocche. Ad accoglierla, una folla festante assiepata ai margini delle strade — contenuta a stento da armigeri e guardie di palazzo — e una città letteralmente parata a festa, con finestre e balconi adornati da preziosi arazzi e gonfaloni.

La processione prendeva il via da San Pietro, attraversava il rione Borgo fino a Castel Sant'Angelo e, una volta oltrepassato il Tevere, si immetteva nel cuore della città profonda, ricalcando le attuali via dei Banchi Nuovi, via del Governo Vecchio e piazza del Pasquino. Proseguiva poi lungo via del Sudario e l'area del Gesù per salire in Campidoglio. Da lì, dopo aver superato il Foro Romano lungo la secolare Via Sacra, il corteo costeggiava il Colosseo per raggiungere, infine, la Basilica di San Giovanni in Laterano.

Questo tragitto, tortuoso e tutt'altro che agevole a causa di un tessuto urbano originariamente angusto e sinuoso, è in gran parte percorribile a piedi ancora oggi. Gli sventramenti urbanistici di fine Ottocento e inizio Novecento hanno infatti modificato l'itinerario solo in alcuni punti, risparmiando i segmenti più caratteristici. Tra questi spiccano quelli presenti nell'Ansa Barocca, rimasti praticamente intatti nel loro fascino originario.

Camminare oggi lungo questa antica via significa attraversare un vero e proprio museo a cielo aperto: per comprendere la straordinaria densità di bellezza di questi luoghi, basta scorrere l'elenco dei monumentali architetti che, passo dopo passo, hanno firmato le facciate, le chiese e i palazzi sorti lungo il cammino.