sabato 15 agosto 2026

FONTANE PAOLE

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Paolo V, al secolo Camillo Borghese, "romano de Roma", appartenente ad una delle più importanti famiglie nobiliari dell'Urbe originaria di Siena, fu il 233° pontefice della Chiesa Romana e regnò dal 1605 al 1621.

Con il suo predecessore Sisto V condivise una serie di tratti comuni, a cominciare dal numero ordinale del nome (quinto), all'età della morte (69 anni) e al luogo della sepoltura (Basilica di Santa Maria Maggiore).

Ebbe però la possibilità di disporre di ben 11 anni di pontificato in più rispetto a Sisto V, nei quali ebbe modo di continuare l'opera di modernizzazione dell'Urbe da questi iniziata. 

Come Sisto V era riuscito d ultimare la cupola michelangiolesca (artefici gli architetti Giacomo Della Porta e Domenico Fontana), così egli ampliò il progetto della Basilica di Michelangelo (portandola dalla pianta a croce latina a quella greca) completandola con la nuova facciata ed affidando i lavori all'architetto Carlo Maderno.

Come il suo predecessore era riuscito a riattivare l'acquedotto Alessandrino (che poi venne chiamato Felice), così egli fece lo stesso con l'acquedotto Traiano (che poi venne chiamato Paolo), proseguendo quel rinascimento idrico della città cominciato 25 anni prima.

Per la verità a quei tempi (1612) si pensava di aver riattivato l'acquedotto Alsietino (costruito da Augusto nel 2 a.C. che prelevava l'acqua non potabile dal lago di Martignano per alimentare le naumachie imperiali, che si svolgevano in uno stadio di 533 per 355 metri, ubicato in Trastevere, di cui non si è mai trovata traccia archeologica).

L'acquedotto (lungo oltre 60 km contro i 30 del Felice) aveva una portata di 1.400 litri/sec (6 volte i 230 del Felice) e con una sensibile pressione (avendo un dislivello fra sorgente e arrivo di 246 metri contro i 50 del Felice), tant'è che al collaudo si ebbero notevoli allagamenti sia al Gianicolo che a Trastevere, le zone che inizialmente erano servite dal manufatto e che fino allora avevano sofferto una grande carenza d'acqua.

L'acqua prelevata da alcune fonti intorno al lago di Bracciano era di particolare qualità anche se in seguito mescolata a quella del lago perse la potabilità (diventando così come l'acqua Alsietina) e venne utilizzata solo per l'innaffiamento, le fontane ornamentali e quelle condivise (i famosi locali fontane presenti in ogni edificio o al piano terra o nel sottotetto dove si faceva il bucato prima che arrivassero le lavatrici elettriche).

La condotta (lo specus) era quasi completamente sotterranea, tranne un breve tratto su arcate in località Cesano (gli Arcacci [A], ove esistendo una depressione questa andava superata mantenendo la quota) e un lungo tratto sulla via Aurelia Antica (che fa da confine alla villa Doria Pamphilj) ove fu costruito uno stupendo arco (detto appunto di Paolo V o dei Tiradiavoli [B]) che consentiva all'acquedotto di attraversarla.

L'arco anche oggi (dopo più di 400 anni) gode di un invidiabile isolamento e per questo è rimasto intatto, nonostante la città tutt'intorno sia cambiata continuamente.

Anche l'Aqua Paula ebbe una mostra, disegnata e realizzata da Giovanni Fontana (fratello maggiore di Domenico) e Flaminio Ponzio, che per volere del pontefice doveva essere molto simile a quella dell'Aqua Felix.

Fu chiamata subito il Fontanone [1] (date le sue dimensioni e la quantità d'acqua che vi sgorgava) e fu costruita su un affaccio su Roma del Gianicolo, riciclando i materiali dell'antico Foro di Nerva.

Dopo 50 anni, Innocenzo XII Pignatelli regnante, fu ampliata da Carlo Fontana (nessun legame di parentela con i fratelli Giovanni e Domenico) con una grande vasca circolare che ne aumentò la grandezza e la bellezza.

Quando l'Acqua Paola fu portata al di là del Tevere, per servire i rioni Regola e Ponte, attraversando ponte Sisto (IV Della Rovere), si costruì una seconda mostra, più piccola, addossata all'edificio cosiddetto dei Cento Preti [2], che faceva da fondale alla via Giulia (con la costruzioni del muraglioni la fontana fu spostata nell'attuale piazza Trilussa tornando sul lato del Tevere da dove l'acqua era venuta).

Dopo le mostre le fontane più famose alimentate dall'acquedotto Paolo erano quelle (apparentemente) gemelle di piazza San Pietro [3] (infatti fra le 2 intercorrono ben 63 anni di differenza)

La prima (quella di destra guardando la basilica) fu ricostruita da Carlo Maderno nel 1614 con l'arrivo dell'Acqua Paola, da una preesistente del '400.

La seconda (perfetta copia della prima) fu costruita nel 1677 da Carlo Fontana (regnante Innocenzo XI Odescalchi), 10 anni dopo il completamento del colonnato berniniano.

Avevano un getto imponente (fino a 8 metri), ormai un ricordo, visto che fu eliminato durante il pontificato di Paolo VI Montini, quando per evitare sprechi fu introdotto anche un impianto di ricircolo dell'acqua.

Esistevano anche altre fontane del Maderno che, anche se impegnatissimo con l'ampliamento della Basilica di San Pietro, aveva evidentemente del tempo da dedicare sia a quella di piazza Scossacavalli [4] (scomparsa dopo la demolizione della Spina di Borgo e trasferita nel 1958 nella piazza antistante Sant'Andrea della Valle) che alla fontana-abbeveratoio di piazza del Monte di Pietà [5].

Scomparso nel 1621 Paolo V altre nuove fontane furono allacciate all'acquedotto Paolo.

Come le fontane gemelle di piazza Farnese [7], che erano però semipubbliche, in quanto ebbero come committenti i Farnese, che le vollero per ornare la piazza antistante il loro grandioso palazzo.

Anche la fontana del Mascherone [8], sulla via Giulia, aveva questa caratteristica, ma andava considerata come la fontana-abbeveratoio di quelle monumentali della piazza.

Tutte e 3 erano state progettate da Girolamo Rainaldi per ricevere l'Acqua Vergine, ma questa non avendo sufficiente pressione per raggiungerle (si fermava a Campo de' Fiori, dove il Della Porta fu costretto a collocare la sua Terrina al di sotto del livello della piazza) lo costrinse ad attendere l'arrivo del nuovo acquedotto Paolo.

Esisteva anche una fontana di Francesco Borromini, che l'aveva inserita in uno dei suoi giochi prospettici davanti il palazzo Spada [9], ma visibile anche da via Giulia.

Si trattava di un'Erma dai cui seni sgorgava dell'acqua (forse un po' troppo audace per quel periodo) di cui si persero ben presto le tracce; solo nel 1996 fu ricollocata una copia ma a seni coperti.

La più importante delle fontane post-Paolo V è stata senza dubbio quella di piazza Santa Maria in Trastevere [11].

Nonostante fosse preesistente (probabilmente risalente all'età augustea ed alimentata dall'acquedotto alsietino), alla fine '400 (Alessandro VI Borgia regnate) fu fatto un primo intervento di restauro probabilmente affidato a Donato Bramante.

Un secolo dopo Giovanni Fontana ne effettuò un secondo e all'inizio del '600 Girolamo Rainaldi la allacciò al nuovo Acquedotto Felice.

L'intervento che gli ha dato la forma attuale fu fatto però da Gian Lorenzo Bernini nel 1658 (Alessandro VII Chigi regnante) che la portò al centro della piazza e l'alimentò con la nuova Acqua Paola ben più abbondante.

Un ulteriore perfezionamento lo effettuò nel 1692 Carlo Fontana (Innocenzo XII Pignatelli regnante).

Nelle vicinanze esiste anche una fontana nascosta e poco nota: quella nel cortile di San Cosimato [12], costruita nel 1731 ispirandosi a quelle di piazza Farnese (in miniatura).

Tra le fontane paole più recenti vanno menzionate la fontana di piazza Mastai [13] di Andrea Busiri Vici (costruita nel 1865 sotto il pontificato Pio IX Mastai-Ferretti), quella di piazza Cairoli [14] di Eduard Andrè del 1888 e quella di piazza Giuseppe Gioacchino Belli [15] di Michele Tripisciano del 1913.

Un accenno a 2 fontane private: quella all'interno del Palazzo Orsini al Monte Giordano [6] e quella all'interno del Palazzo Santacroce ai Catinari [10] (oggi Pasolini dall'Onda),anche questa al centro di un gioco prospettico alla Borromini con la fontana di piazza Cairoli.

Per concludere la Fontana del Prigione [16] che ha cambiato sia collocazione (da Villa Peretti Montalto a Trastevere) che acquedotto (dall'Acqua Felice all'Acqua Paola).








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