Fra i suoi successori Clemente VIII Aldobrandini già nel 1593 riuscì ad attivare 2 nuove fontane alimentate dall'Aqua Felix.
Ambedue disegnate da Giacomo della Porta, la prima era un abbeveratoio posto in prossimità del monumento di Castore e Polluce nel Campo Vaccino [16] (allora ancora quasi completamente interrato) ove era stata rinvenuta una vasca di granito di ben 6 metri di diametro che fu corredata con un mascherone da cui zampillava l'acqua.
La seconda era quella costruita intorno ad una grande statua romana appena dissotterrata, sempre nel Campo Vaccino, in prossimità dell'arco di Settimio Severo, identificata come la statua di Marforio (che poi diverrà una delle statue parlanti del popolo romano).
La prima fu smembrata all'inizio dell'800 da Pio VII Chiaramonti: la vasca fu riutilizzata per ampliare la grande Fontana dei Dioscuri [12] a Monte Cavallo (Quirinale), anche questa dedicata a Castore e Polluce.
In seguito Leone XII Della Genga fece trasferire il mascherone al Porto Leonino (dalla parte opposta della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini) ove era stata isolata una fonte di acqua terapeutica, chiamata Acqua Lancisiana (con la costruzione dei muraglioni la fonte fu chiusa ed il mascherone fu di nuovo trasferito ed oggi si trova all'esterno del Giardino degli Aranci sull'Aventino).
Un altro successore, Urbano VIII Barberini nel 1642 (50 anni dopo Clemente VIII), avendo a disposizione il genio di Gian Lorenzo Bernini non perse l'occasione e gli commissionò la Fontana del Tritone [18], che diventerà uno dei capolavori del barocco romano.
A questa fece affiancare anche un abbeveratoio (la Fontana delle Api [19], che attualmente non occupa più la posizione originaria) che sfruttava il sopravanzo della fontana monumentale per gli usi comuni della popolazione.
75 anni dopo (1717) Clemente XI Albani adottò la stessa soluzione (fontana monumentale con a valle un abbeveratoio) commissionando a Francesco Carlo Bizzaccheri la Fontana dei Tritoni [20], posta dinanzi la basilica di Santa Maria in Cosmedin (molto simile a quella berniniana ma con la quale quella non aveva nulla da spartire).
Infine circa a metà del '700 Clemente XII Corsini mise mano a dei rimaneggiamenti sia della Fontana del Mandrione [2] che di quella di Marforio [17] corredandole di 2 grandi epigrafi che ad un occhio poco attento potevano far presumere che la paternità delle fontane fosse sua (Clemente XII Corsini è quello della Fontana di Trevi dell'Acqua Vergine che fu inaugurata una prima volta ancora incompleta nel 1735).
Ultima in ordine di tempo (1931) come fontana dell'Acqua Felice (ma preesistente anche a Sisto V come monumento) la Navicella [15] (del 1518, attribuita ad Andrea Sansovino) posta dinanzi la chiesa di Santa Maria in Domnica al Celio.



Nessun commento:
Posta un commento