giovedì 30 luglio 2026

FONTANE SISTINE

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Sisto V, al secolo Felice Peretti, marchigiano di Castellammare, appartenente all'ordine dei Frati Minori Conventuali, fu il 227° pontefice della Chiesa Romana e regnò dal 1585 al 1590.

Una delle sue prime opere (attuata nel suo primo anno di pontificato) fu quella di portare l'acqua in alcune zone alte di Roma, in particolare del rione Monti (colli del Quirinale, Viminale ed Esquilino), che ne erano prive e che di conseguenza fino ad allora non avevano avuto un significativo sviluppo urbanistico.

Tale sviluppo fu anche incrementato dalla costruzione di lunghe vie rettilinee, ai cui estremi furono eretti obelischi egizi, in quegli anni ritrovati fra le rovine della Roma imperiale e ricomposti.

L'arrivo dell'acqua ai Monti fu fatto completando la riattivazione dell'acquedotto Alessandrino che aveva iniziato il suo predecessore Gregorio XIII Boncompagni per irrigare la sua villa sul colle Quirinale (Monte Cavallo) ed anche la pianura del Campo Marzio, ove l’acquedotto Vergine era ormai diventato insufficiente.

Gregorio XIII aveva affidato i lavori a Matteo Bortolani da Castello, il quale purtroppo si rivelò incapace di dare le giuste pendenze alla struttura, impedendo di fatto all'acqua di arrivare a Roma.

Sisto V lo sostituì con Giovanni Fontana (fratello del suo architetto di fiducia Domenico) che riuscì a portare la nuova acqua a Roma il 15 giugno 1587 (dopo circa 1350 anni dall'apertura dell'ultimo acquedotto romano).

L'acquedotto, nonostante fosse lungo poco più di 30 km, era un piccolo acquedotto se confrontato con quelli dell'età imperiale e quelli dell'età moderna (230 litri/sec contro i 14.000-15.000 degli 11 acquedotti romani e del moderno acquedotto del Peschiera-Capore) ma fu il primo ad essere ricostruito dopo la caduta dell'impero romano.

Al tempo i maligni dissero che il completamento dell'opera fu fatto essenzialmente per alimentare le fontane della Villa Peretti Montalto, che il papa si era fatto costruire quando era ancora cardinale, nella zona dell'attuale stazione Termini (una delle ville più grandi e meravigliose del tempo, con 6 km di perimetro, ormai completamente scomparsa, sostituita da un orribile quartiere umbertino).

La Fontana del Prigione [5] è l'unica costruzione sopravvissuta alla distruzione ed dal 1923 è stata ricostruita in Trastevere, alle falde del Gianicolo.

L'acquedotto accedeva alla Villa in corrispondenza dell'Arco di Sisto V, attualmente addossato alla Stazione Termini in fondo all'ala di via Marsala.






Fu costruita anche una imponente mostra-fontana dedicata a Mosè [1], ubicata nella piazza di Santa Susanna, accanto alle vecchie Terme di Diocleziano.

Fin da subito la fontana non ebbe grande fortuna (nonostante fosse dedicata all'Acqua Felice) e sollevò innumerevoli critiche, sia per la fattura un po' grossolana della statua del Mosè (che ovviamente venne subito accostata a quella del Mosè michelangiolesco), che per la scarsa conoscenza degli eventi biblici (visto che Mosè venne rappresentato mentre faceva scaturire le acque con in mano le tavole, mentre secondo la Bibbia queste gli furono consegnate in seguito).

Nessuno avrebbe mai immaginato invece la fortuna che avrebbe avuto la fontana di Trevi (dell'Acqua Vergine), semi completata da Clemente XII Corsini nel 1735, anche se ci vollero altri 30 anni per finirla ed altre 2 inaugurazioni.

Lungo il percorso dell'acquedotto la prima fontana che si incontrava era quella del Mandrione [2], in prossimità di Porta Furba.

La forma attuale non è quella originaria del 1586, visto che fu rimaneggiata nel 1733 per volontà sempre di Clemente XII Corsini probabilmente da Luigi Vanvitelli.

E' l'unica fontana sopravvissuta delle 3 costruite da Sisto V sulle consolari per i viandanti in viaggio verso Roma: le altre 2 (una sulla via Casilina, l'altra sulla via Tiburtina) sono andate purtroppo per sempre perdute.

Un'altra fontana la cui forma attuale non coincide con quella originaria (costruita su progetto di Giacomo della Porta del 1589) è quella dei Dioscuri [12] (o di Monte Cavallo) in piazza del Quirinale.

Questa ha subìto nel tempo ben 2 importanti ampliamenti.

Nel 1786 Pio VI Braschi fece collocare tra le statue dei Dioscuri l’obelisco egizio in granito prelevato dal Mausoleo di Augusto in Campo Marzio.

Nel 1818 Pio VII Chiaramonti fece realizzare da Raffaele Stern una nuova fontana con il reimpiego di un grande catino di granito grigio proveniente dalla fontana-abbeveratoio di Campo Vaccino [16], che nel 1593 Clemente VIII Aldobrandini aveva commissionato a Giacomo della Porta, anche questa alimentata dal nuovo acquedotto Felice.

Con l'arrivo dell'Aqua Felix furono costruite tutta una serie di fontane pubbliche e semipubbliche nella zona dei Monti e del Campidoglio.

Si trattava di fontane ubicate sia in quartieri ultrapopolari (come le fontane di piazza Madonna dei Monti [6], di piazza Giudia [3] al Ghetto, di piazza Campitelli [11] o di piazza Montanara [9] , attorno alla quale si svolgeva il mercato del lavoro) o d'èlite (come quella di fronte a Villa Medici [14]) o anche in zone monumentali (come le fontane del Quirinale [12], del Campidoglio [7-8], dell'Aracoeli [10] o del Laterano [13]). 

La maggior parte delle fontane pubbliche ebbero come committente la Camera Capitolina e furono affidate all'architetto del Popolo Romano Giacomo della Porta, le altre all'architetto della Camera Apostolica Domenico Fontana.

Quelle semipubbliche, come le Quattro Fontane [4] (all'incrocio fra i 2 rettifili Strada Pia e Strada Felice) ebbero come committenti i proprietari degli edifici sui quali furono addossate, in cambio di concessioni gratuite sull'uso della nuova acqua.

In tutte le fontane l'acqua sgorgò il 9 settembre 1589.

Un anno dopo, il 27 agosto 1590, Sisto V morì a 68 anni per una improvvisa febbre malarica.









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