Si optò per captare le acque da una grande formazione idrogeologica situata in provincia di Rieti che alimentava le sorgenti carsiche del fiume Peschiera (affluente del Velino) nella piana di San Vittorino, tra i comuni di Cittaducale e Castel Sant'Angelo.
Sorgenti abbondantissime (17.000-18.000 l/sec), con un'acqua di eccezionale purezza, che sgorgava ad una temperatura di 10 °C, caratterizzata da un'accentuata mineralizzazione e durezza.
Nel corso dei lavori di scavo dei cunicoli fu scoperta una grande caverna naturale, di origine carsica, all'interno della quale c'era un laghetto di acqua sorgiva.
Particolare non noto alla stragrande maggioranza dei romani che, probabilmente, se ne fossero a conoscenza, abbandonerebbero ben presto la pessima abitudine di approvvigionarsi di acqua confezionata (proveniente da chi sa dove e che è stata in una bottiglia di plastica da chissà quando), avendo a disposizione sul loro rubinetto un'acqua che solo 17 ore prima (tant'è il tempo di attraversamento delle condotte dalle sorgenti a Roma) sgorgava in questo meraviglioso sito naturale.
Per la gestazione e la realizzazione del primo progetto ci vollero una trentina di anni ma alla fine (l'8 maggio 1940) fu inaugurato dal Primo Ministro Benito Mussolini il primo tratto dell'acquedotto (il cosiddetto "Tronco Superiore", che portava l'acqua dalle sorgenti a Salisano con una conduttura sotterranea lunga circa 26 km).
Un nuovo acquedotto imperiale! Perché nel frattempo si era ricostituito un nuovo impero, che a differenza del primo (iniziato nel 27 a.C. e terminato nel 395 d.C.) durato 422 anni, durò solo 7 (dal 1936 al 1943), ma, parafrasando quello che si diceva allora, "meglio 7 anni da leoni che 422 da pecora".
Gli eventi bellici bloccarono i lavori, che furono ripresi nel 1945 con la costruzione del cosiddetto "Tronco Inferiore in destra del Tevere" che portava l'acqua da Salisano a Roma (con una portata iniziale di 750 l/sec, in seguito ampliata a circa 5.500, su un percorso di circa 57 km).
Il 15 ottobre 1949 fu inaugurata dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi la fontana-mostra di piazzale degli Eroi [7], servendosi per il primo sorso dello stesso bicchiere che aveva utilizzato papa Pio IX 79 anni prima (il 10 settembre 1870) quando inaugurò l'acquedotto Pio Antico Marcio.
La fontana fu realizzata alla bell'e meglio (dato l'imminente inizio dell'Anno Santo), in vista di un ampliamento degno dell'importanza dell'acquedotto che la alimentava e di un suo spostamento a piazzale Clodio.
Sono passati 77 anni e la fontana continua ad essere lì dov'era (una fontana infelice), con getti d'acqua "prostatici", che fa da spartitraffico alla ex via Olimpica (una delle arterie più congestionate di Roma).
Dal 1966 al 1971 fu costruito il cosiddetto "Tronco Inferiore in sinistra del Tevere" (lungo 33 km) e durante questi lavori furono ampliate le opere di captazione aumentando la portata fino a 9.500 l/sec.
Dal 1975 al 1981 furono realizzati il sistema di captazione e quello di trasferimento delle acque a Salisano delle sorgenti de le Capore, situate nella valle del fiume Farfa, nel comune di Casaprota (Rieti), che riuscivano ad erogare mediamente circa 5.500 l/sec alla temperatura di 12 °C.
A Salisano (nodo di tutto il sistema di adduzione e smistamento) era stata realizzata anche una centrale idroelettrica (interamente in caverna) che utilizzava per la produzione elettrica le stesse acque delle sorgenti del Peschiera e de le Capore, le quali, una volta miscelate, si ripartivano mediante un manufatto bipartitore nei 2 rami del Tronco Inferiore (che avevano una portata potenziale tale da garantire un backup quasi completo di un tronco sull'altro).
La potenza elettrica (di tutto rispetto) generata dalle acque del Peschiera (dopo un salto di 240 m) era pari a 17 MW, mentre quella de le Capore (dopo un salto di 80 m) era di 3,5 MW.
Questa centrale faceva del complesso acquedottistico Peschiera-le Capore (uno dei più grandi acquedotti del mondo adducenti acqua esclusivamente di sorgente) un esempio unico di produzione di energia idroelettrica da acqua potabile.
L'abbondanza e l'ottima potabilità delle acque, le quote di affioramento favorevoli alla distribuzione, le notevoli opere realizzate in corrispondenza di attraversamenti di corsi d'acqua lungo il percorso, sono tutte caratteristiche comuni agli antichi acquedotti romani, nella cui tradizione questa opera si inseriva in perfetta continuità.
Una discontinuità si ebbe invece nella realizzazione di fontane monumentali (analogamente a quanto era già avvenuto con la ricostruzione dell'acquedotto Marcio).
Oltre la fontana celebrativa di piazzale degli Eroi esistono solo altre 2 fontane degne di menzione: quella Ovale di Villa Borghese [3] (dedicata proprio al Peschiera dopo che fu alimentata con le sue acque) ed il fontanile del Sole in via di Bravetta [8] (il cui "Sole" ricorda molto da vicino quello di papà Bernini della Barcaccia).
Lo sviluppo dell'acquedotto in ambito urbano ha generato una nuova serie di strutture architettoniche di un certo interesse: le torri piezometriche (o serbatoi pensili, che sono delle gradi strutture sopraelevate che servono a regolare la pressione ed il flusso dell'acqua sfruttando la forza di gravità).
Purtroppo queste strutture sono ubicate generalmente all'interno dei cosiddetti "centri idrici di smistamento" (normalmente chiusi al pubblico), che a loro volta si trovano generalmente in località periferiche o semiperiferiche.
Non è possibile quindi paragonarle alle fontane incastonate nelle piazze della Roma rinascimentale o barocca, che sono sempre state organiche al tessuto urbano e sociale della città.
Queste torri sono state costruite quasi tutte a cavallo degli anni '60, quando le acque del Peschiera-le Capore hanno cominciato ad essere distribuite in modo capillare verso ampie zone della città.
L'architetto Francesco Palpacelli ha firmato i progetti architettonici di 2 impianti: la Cecchina [13] e Vigna Murata [14].
Quest'ultimo impianto era stato progettato con criteri didattici (esponendo tutte le strutture idrauliche in modo che fosse possibile capirne il funzionamento a prima vista) nella prospettiva della creazione di un "Parco dell'Acqua" aperto al pubblico (che ovviamente non è mai stato realizzato).
Questo tentativo andava probabilmente nella direzione della condivisione del bene architettonico che veste opere funzionali alle persone, le quali generalmente non ne sono consapevoli.
Esattamente quello che non è stato fatto nell'impianto di Monteverde [11], l'unico ubicato in una zona densamente popolata, a cui sono state date le sembianze di un palazzone multipiano, in modo che si confondesse nel paesaggio circostante e non si capisse a cosa serviva.
L'altro impianto, quello di Monte Mario [12], forse si capisce che è una struttura che serve a qualcosa, ma è irraggiungibile anche visivamente.
E' in corso la realizzazione di una seconda linea del Tronco Superiore, dalle sorgenti a Salisano (1,5 miliardi di euro di impegno economico).
Questa seconda linea, completamente autonoma e separata da quella esistente, consentirà di poter dirottare su di essa l'intera "Portata di Concessione" (di 10.000 l/s), di modo che sia accessibile la galleria esistente per le necessarie attività di manutenzione straordinaria (back-up completo).
Notevoli perplessità sono state avanzate dagli ambientalisti, nella ricerca di garanzie dal Concessionario che non userà le 2 condutture parallele contemporaneamente e a pieno carico, atto che potrebbe portare al prosciugamento quasi completo del fiume Velino (povere cascate delle Marmore).
Esistono poi altri 2 fontanili abbastanza infelici (alimentati anticamente però questi dall'Acqua Paola).
Il primo è sull'Aurelia [1] (quando questa incontra l'Aurelia Antica) che "fortunatamente" fu vandalizzato nel 2003 e nel 2010 fu restaurato (7 anni dopo, tempi della burocrazia romana), noto per l'abbeveraggio dei cavalli del duo Mogol-Battisti alla fine della loro mitica cavalcata del 1970 che li portò da Milano a Roma.
L'altro è sulla via Trionfale (all'altezza della strada che porta a Santa Maria Pietà [2]), questo non ancora fortunatamente vandalizzato ma in procinto di collassare su se stesso (cosa ancora non avvenuta grazie a una struttura tubolare che lo trattiene ed ad un'edicola della Nostra Signora di Guadalupe che gli sta accanto e che evidentemente lo protegge).
Tutti questi fontanili sono gli ultimi sopravvissuti di tanti che erano presenti nell'agro romano e che servivano all'abbeveraggio delle mandrie e delle greggi (a Roma esiste anche una "via Valle dei Fontanili" che toponomasticamente li ricorda, ma di cui non v'è traccia di alcuno).



Nessun commento:
Posta un commento